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Parliamo di...

Farmaci contro ipertensione

Riducono rischio Alzheimer
L’assunzione di farmaci contro l’ipertensione, in particolar modo i diuretici, riduce il rischio di ammalarsi di demenza senile fino al 70 per cento.

L’assunzione di farmaci contro l’ipertensione, in particolar modo i diuretici, riducono il rischio di ammalarsi di demenza senile fin del 70 per cento . È quanto dimostrato in un’indagine pubblicata sugli Archives of Neurology e diretta da Ara Khachaturian, della Khachaturian and Associates,Inc., Potomac.

Poiché in passato era stata rilevata un’associazione tra ipertensione e Alzheimer gli esperti hanno voluto verificare gli effetti delle terapie anti-ipertensive, diuretici e beta-bloccanti. A tale scopo gli studiosi hanno seguito 3297 individui di 65 anni o più anziani senza alcun segno di demenza all’inizio dello studio. Di questi, 1507 (944 donne e 563 uomini) usavano farmaci contro l’ipertensione, 1790 (975 donne e 815 uomini) no.



A distanza di alcuni anni successive visite hanno permesso di diagnosticare nel campione 104 casi di demenza senile. Confrontando il gruppo che faceva uso di farmaci anti-ipertensione con gli altri individui è emersa nei primi una riduzione di rischio di ammalarsi di Alzheimer, a parità di tutti gli altri possibili fattori di rischio legati a questa malattia neurodegenerativa. In particolare la riduzione del rischio riscontrata è del 70 per cento se l’individui faceva uso di diuretici e quelli più protettivi contro l’Alzheimer sono diuretici capaci di eliminare acqua e sali salvando però il potassio.

Questa associazione, supportata anche da dati ancora non pubblicati secondo cui l’aumento dei livelli di potassio è protettivo nei confronti dell’Alzheimer, ha indotto gli esperti ad avanzare l’ipotesi secondo cui l’azione protettiva indotta dai farmaci anti-ipertensivi sia proprio dovuta alla loro capacità di incrementare i livelli di potassio nel sangue.

In accordo con questa ipotesi, hanno rilevato gli esperti, il fatto che basse concentrazioni di questo minerale sono associate a stress ossidativo, infiammazione, aggregazione piastrinica e vasocostrizione, tutti attori in gioco potenziali nella patogenesi dell’Alzheimer.
“Suggeriamo dunque che queste scoperte dovrebbero indurre l’attuazione di ulteriori ricerche epidemiologiche e di base – hanno concluso gli esperti – per meglio comprendere i possibili effetti neuroprotettivi di questi farmaci”.